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NO ALLE TRIVELLAZIONI

 

Continua l'opera di sensibilizzazione e informazione da parte del movimento NO TRIV

 

19 ottobre 2012

Il 19 ottobre a Foggia un incontro con Maria Rita d'Orsogna per la campagna di informazione della Rete NO TRIV

 

Venerdì 19 ottobre, ore 17.30, presso il Teatro del Fuoco a Foggia, nell'ambito del convegno: "Salute e sviluppo del territorio", la prof.ssa Maria Rita D'Orsogna incontrerà le associazioni e i cittadini per spiegare, con una relazione tecnico-scientifica, i rischi per l'ambiente e il territorio delle attività di prospezione e trivellazioni.

La scaletta del Convegno prevede l'introduzione di Raffaele Vigilante (coordinatore Rete No Triv), cui seguiranno i saluti di Antonio Pepe (presidente Provincia di Foggia), Gianni Mongielli, (sindaco di Foggia), Angelo Riccardi (sindaco di Manfredonia).  Previsti  gli interventi di Pasquale Pazienza (assessore provinciale all’ambiente), Billa Consiglio (vicepresidente della Provincia di Foggia), Antonio Russo (portavoce Forum Provinciale Terzo Settore e responsabile nazionale Acli), cui seguirà  il dibattito con il pubblico; modererà l'incontro il giornalista Micky de Finis. 

 

CHI È MARIA RITA D'ORSOGNA

di Teresa Maria Rauzino

Maria Rita d'Orsogna, laureata in fisica, è professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles. Molto attiva dal 2007, si è distinta nella critica al fracking in Italia, e nel rilevare le connessioni tra trivellazioni e interessi delle lobby petrolifere.

Attraverso il suo blog "No all'Italia petrolizzata", svolge un'intensa attività d'informazione a supporto dei comitati cittadini contro le attività petrolifere nel territorio abruzzese e non solo.

Maria Rita torna periodicamente sul territorio, tiene conferenze, convegni e tenta democraticamente di avere un confronto con i politici locali e nazionali. Recentemente ha scritto una lettera aperta al ministro Passera e al ministro Clini, criticando senza mezzi termini i "deliranti" progetti di "petrolizzazione" dello Stivale.  Attualmente è in Italia per un ciclo di conferenze sul tema del fracking, dello shale gas e dei problemi connessi. Conferenze che la porteranno a toccare otto tappe cui si aggiungerà la conclusione negli USA, a New York, presso il Westchester Italian Cultural Center. Un documentario del 2009 ("Spero di conoscerLa presto", scritto e prodotto da Manichino d'Ottone),  raccontando come è iniziato il movimento no triv abruzzese, presenta la D'Orsogna come la Erin Brockovich italiana.

 

MARIA RITA D’ORSOGNA, LA ERIN BROCKOVICH ITALIANA

Nata da genitori abruzzesi emigrati negli USA, Maria Rita D’Orsogna per tutta la sua vita è vissuta in due mondi diversi: il Bronx e i campi d’Abruzzo. Dopo la laurea in fisica all’Università di Padova, si è trasferita per un dottorato di ricerca a Los Angeles. Una città difficile per i suoi spazi enormi, senza un vero centro cittadino, ma che lei ama in modo particolare. Una città dove la maggior parte degli abitanti proviene da vari paesi del mondo e da culture diverse, un melting pot umano e culturale stimolante. Ormai Los Angeles è la sua casa. L’impegno della D’Orsogna per la tutela ambientale in Abruzzo e in tutta Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) è iniziato nell’ottobre del 2007 quando le telefonò un amico di Lanciano (dove vivono attualmente i suoi genitori), parlandole di un misterioso "Centro oli" che doveva sorgere a Ortona. All’epoca, mancavano informazioni su questa raffineria dell’ENI che doveva sorgere fra i vigneti del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità, e fortemente inquinante. Maria Rita capì subito che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato alcun vantaggio all’Abruzzo. Così, anche se era lontana, anche se tutti le dicevano che era una battaglia persa in partenza, si mise all’opera. Si documentò e studiò la situazione, parlò con i colleghi americani e con la gente di Ortona. Una volta che le fu chiaro il quadro delle sostanze inquinanti, dell’’idrogeno solforato, degli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale, cercò di informare i cittadini abruzzesi. Ma pian piano la sua battaglia No Triv si estese al resto dell' Italia. Salvare l’Abruzzo non serviva a niente se le prospezioni e le trivellazioni si continuavano ad effettuare a Savona, in Brianza, nella Murgia, in Polesine, a Chioggia, in Basilicata, in Salento, a Pantelleria e alle Tremiti. Come coinvolgere gli Italiani in difesa dei loro tesori ambientali? Con l’informazione, spronandoli a un maggior attivismo e protagonismo civico, con la pressione martellante sui politici distratti, disinformati e collusi. La corsa alla ricerca dell'oro nero è diventata ormai frenetica in Italia. Oggi i progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l’Italia decida che tipo di nazione vuole diventare: un campo di petrolio o il giardino del mondo? Deve scegliere! O l’uno o l’altro. Non esistono vie di mezzo, secondo Maria Rita. Se si vogliono attrarre turisti in Salento o a Pantelleria o alle Tremiti, è impensabile accoglierli con pozzi di petrolio e raffinerie. L’esempio di Taormina e di Gela è emblematico, a riguardo: la prima si rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse di si. A distanza di 50 anni, è evidente quale sia stata la scelta più oculata per una migliore qualità della vita. Sul tema petrolio - secondo la D'Orsogna - in Italia manca l’informazione. Molti pensano che il petrolio sia necessario per continuare a mantenere gli stili di vita del 21° secolo. Oppure che il petrolio porti ricchezza. Purtroppo non è così: ad arricchirsi saranno solo gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano in Italia sul territorio, sono bassissime. Il più grande giacimento europeo si trova in Basilicata. Ma produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che, volenti o nolenti, noi italiani continueremo a importare petrolio dall’estero. La Basilicata è l' esempio eclatante della scorretta informazione preliminare data ai cittadini: quando i petrolieri (ENI e Total) arrivarono circa 15-20 anni fa, promisero mari e monti! Promesse vane! Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, si trova petrolio persino nel miele, le dighe sono inquinate dagli idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, si interrano i rifiuti tossici petroliferi nei campi e si trivella nei parchi, nei vigneti, nei meleti e nei campi di fagioli lì vicino. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione. È questo che vogliamo per l’Italia? Non sarebbe più intelligente incentivare seriamente il fotovoltaico, obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari e i costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?". "Il  governo fa davvero poco per informare e soprattutto per monitorare tutte le attività petrolifere, verificando se sono rispettate le regole. Riguardo a tutti i disastri ambientali verificatisi in Basilicata - denuncia la D’Orsogna - non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l’ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Mentre il governo norvegese, sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, spiega ai suoi cittadini che le estrazioni di petrolio "causano inquinamento all’aria, all’acqua e ai fondali marini", il governo italiano non dice nulla". In Italia i limiti in mare per le trivelle sono veramente risibili. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme ovunque. Nel 2010 il decreto Prestigiacomo impose il limite a circa 9km da riva. Un’inezia. Basti pensare che in California è dal 1969 che non si costruiscono impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione per le trivelle off-shore è di circa 160 chilometri dalla costa, per proteggere turismo e pesca. Il raffronto con l'Italia è eclatante: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?". Maria Rita D'Orsogna constata amaramente che in Italia, purtroppo, la gente queste cose non le sa. E anche quando le sa, il suo impegno civile è deludente. Ci sono cittadini eroici, ma il cittadino medio crede che ci sarà sempre qualcun altro che lo salverà. Oppure accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo ... perché tanto ... è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato, è un messaggio negativo per i giovani, così non si cresce… L’idealismo non è sempre destinato alla sconfitta. Vincere è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti. Un esempio? La storia del "Centro Oli" di Ortona: per l'ENI era un progetto di punta, tutti i permessi erano già pronti. Tutti i politici avevano già dato l'ok : Ottaviano del Turco, Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio. Invece, grazie all’informazione e all’attivismo intelligente dei cittadini, la costruzione di questa raffineria è stata scongiurata: "Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009. Abbiamo bloccato progetti della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas nel mare d’Abruzzo".  Per i pozzi già trivellati purtroppo non c’è niente da fare, si può solo esigere il rispetto delle norme ambientali vigenti. Ma per quelli ancora non autorizzati si può fare molto. l’Europa impone, con la Convenzione di Aarhus, che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive dà "al pubblico" un periodo di 60 giorni per valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche): in questo lasso di tempo i i cittadini possono dire la loro, esprimere il proprio punto di vista contestando, con le cosiddette "osservazioni", i progetti di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) presentati dalle multinazionali:  "La scrittura di testi al Ministero è uno strumento che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. Invece è estremamente importante. Il Ministero - sottolinea Maria Rita - bocciò il progetto di trivellazione del pozzo "Ombrina Mare" citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. Allora organizzammo una campagna di forte coinvolgimento civico, oltre 200 lettere di opposizione furono inviate da cittadini, associazioni e anche dalla chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente. Una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati hanno vinto i primi ricorsi al TAR contro la Petroceltic nei mari del Gargano – una follia - usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee". "Ma la mobilitazione deve essere costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che devono impegnarsi per il bene comune altrimenti non saranno più votati, a prescindere dal colore politico". Il problema delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte numerose Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”? "È un discorso importante, bisogna portare tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo a una politica comune di difesa del mare contro le prospezioni e le trivellazioni - prosegue la D'Orsogna - Le basi politiche per operare ci sono già: la Convenzione di Barcellona, i protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, l’UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l’organismo istituito dalla Convenzione sotto l’egida delle Nazioni Unite per realizzare il "Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo". "L’Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Un buon punto di partenza potrebbe essere un accordo con le nazioni dell’ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in un’azione allargata ai paesi di tutto il bacino Mediterraneo". " Gli americani - conclude la D'Orsogna , quando sentono che si vuole trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano allibiti, non riescono a capire come l'Italia possa essere così cieca da non voler proteggere una delle città più belle del mondo. Ecco perché non posso accettare che le ditte straniere vengano in Italia a fare azioni che altrove sono illecite, solo per ignavia di chi ci governa. Non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge? Il contadino, il pescatore, l’operatore turistico, il cittadino che vive vicino all’impianto petrolifero. E soprattutto i nostri figli. No, non lo posso tollerare! Non è giusto! E spero che tutti si rendano conto di quanto sia importante il coinvolgimento dei comuni cittadini nelle battaglie per la difesa dei beni comuni. Si vince se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo! L’Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, le Tremiti sono nostri. Dovremmo tutti difendere, con le unghie e con i denti, il nostro vero unico patrimonio. Da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita!".

Teresa Maria Rauzino

https://www.facebook.com/notes/teresa-maria-rauzino/il-19-ottobre-a-foggia-un-incontro-con-maria-rita-dorsogna-per-la-campagna-di-in/10151211439168130

 

Comitato per la tutela del mare del Gargano

http://www.facebook.com/groups/ComitatoTutelaMareGargano

 

Fonti per approfondire:

Blog "NO ALL'ITALIA PETROLIZZATA" - http://www.dorsogna.blogspot.com/

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/Doc%20Acrobat%202011/Chi%20%C3%A8%20Maria%20Rita%20D%27Orsogna.pdf

Documentario"SPERO DI CONOSCERLA PRESTO" - http://www.youtube.com/watch?v=hrNqpaio5Oo

 

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11 luglio 2012

NON SPRECO DI DENARO PUBBLICO MA OPERE DI BENE

 

Lettera al Sindaco di Lecce

 

Illustrissimo Signor Sindaco della Città di Lecce

e per conoscenza a:

Sua Eccellenza Arcivescovo Metropolita di Lecce



Mittente:
Sig. Beniamino Piemontese
Cittadino di Lecce


Oggetto:
La Festa dei SS. Patroni di Lecce non comporti sprechi inaccettabili


Illustrissimo Signor Sindaco Dott. Paolo Perrone,

con favore apprendo ed accolgo la notizia, riportata da tutti gli organi d'informazione, che il Comune sosterrà anche economicamente lo svolgimento della ricorrenza delle festività dei SS. Patroni Oronzo, Giusto e Fortunato.

Anche nella nostra città, i tempi di crisi economica significano enormi difficoltà per tante famiglie e tanti cittadini leccesi. Privazioni e ristrettezze che non tutti conoscono e che non tutti possono immaginare.

Usanze obsolete e trapassate, usi e costumi di un tempo che fu, rischiano però ancora oggi di perpetuare abusi e sprechi di denaro pubblico che non possono trovare giustificazione nemmeno in nome di presunti festeggiamenti in onore dei Santi Patroni, per i quali invece lo spirito veramente cristiano richiede che le risorse vengano destinate e offerte ai bisognosi, agli indigenti, ai malati, ai sofferenti.

Per questo motivo, come comune e semplice cittadino della nostra Lecce, chiedo alla S. V. Ill.ma di voler agire ed operare quale Primo Cittadino di Lecce in modo da evitare ogni possibile spreco di denaro pubblico, soprattutto nel sovvenzionare eventuali spari di fuochi pirotecnici che costituiscono uno sfarzo grottesco e stupido e che non portano nessun giovamento né alla religiosità, né alla spiritualità e tanto meno alla civiltà della Festa dei SS. Patroni di Lecce.

In fede.

Beniamino Piemontese

Lecce, 11 luglio 2012

Articolo:

Sant'Oronzo, niente soldi per i fuochi

di Antonio Della Rocca

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

(12 luglio 2012)

 

Intervista:

Beniamino Piemontese chiede di tenere nella dovuta considerazione i bisogni delle fasce più deboli della popolazione

di Cesare Vernaleone

Direttore di TeleRama 1

TELERAMA

(12 luglio 2012)

 

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3 luglio 2012

LEGALITÀ E/O UMANITÀ

 

LA GRAVE QUESTIONE DELLO SFRATTO DEI CITTADINI EXTRACOMUNITARI DALLE CASE FATISCENTI DEL CENTRO STORICO DI LECCE

 

Lettera ricevuta dal Sindaco di Lecce Dott. Paolo Perrone in risposta alla mia protesta.

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Sindaco <
sindaco@comune.lecce.it><sindaco@comune.lecce.it>
Date: 03 luglio 2012 13:17
Oggetto: Re: Lettera al Signor Sindaco di Lecce
A: Beniamino Piemontese <
beniaminopiemontese@gmail.com >

Caro Beniamino, comprendo il tuo turbamento per lo sfratto dei cittadini extracomunitari dalle case del centro storico, ma ti assicuro che si è stati costretti ad intervenire proprio per tutelare l'incolumità e l'igiene degli stessi,  giunti ormai  ai limiti della tollerabilità; d'altronde tu stesso parli di orribili e fatiscenti dimore, dove si viveva asserragliati come bestie.
 
Alla luce di ciò, appare un pò esagerato paragonare l'intervento alle "giravolte" ai raid repressivi nazi-fascisti. 
 
Ti posso comunque assicurare che nonostante non competa al Comune provvedere alla messa in sicurezza di quelle case, trattandosi di proprietà privata, di concerto con le altre istituzioni stiamo cercando le soluzioni più idonee per trovare una sistemazione dignitosa ai cittadini extracomunitari sfrattati.
 
Cordiali saluti,
Paolo Perrone

 

La mia risposta:


Illustrissimo Signor Sindaco Dott. Paolo Perrone,

mi permetta magari di ricambiare il Suo tono dolce e colloquiale con cui Lei si rivolge a me, dicendo:

Caro Signor Sindaco Dott. Paolo Perrone,

il dolore causatomi dalla notizia dei fatti accaduti e l'amarezza del mio sfogo mi ha portato certamente ad usare parole e metafore gravi che però mi sono state ispirate dalla tragicità degli eventi.

La vita, la nostra vita di persone, la vita di tutti noi singolarmente, che se siamo fortunati nasciamo nel seno di una famiglia, mentre se per beffarda avversità siamo abbandonati alla nostra sorte sin dalla tenera età per la malignità di coloro che ci hanno generati o per la crudeltà del destino che si accanisce da subito contro la nostra esistenza, la nostra vita come individui del corpo sociale e di tutti noi insieme, cioè la vita della nostra comunità civile, dovrebbe e potrebbe essere un cammino che ci vedrebbe accostati e accomunati gli uni agli altri, quanto meno nei momenti del bisogno, del pericolo.

Vedere in televisione le immagini  di quanto avveniva a Lecce, la nostra Lecce, con le scene della cacciata dei poveri Cittadini extracomunitari e la brutale sottrazione delle loro più umili masserizie è stato troppo incredibile e inaccettabile, ed io quel dolore e quello strazio che ho visto subire non lo dimenticherò mai più, mi si è conficcato nel cuore e ogni volta che lo rammenterò mi farà piangere, e sarà così, ne sono certo, per il resto della mia vita.

Come comune e semplice cittadino italiano sento di aver ricevuto una macchia sulla mia coscienza, una macchia nera, orribile che si è impressa sulla mia coscienza civile.
Come comune e semplice cittadino italiano considero a posteriori che la gravità dell'atto, e la sua palese ingiustizia, sarebbe stata evitata e scongiurata dal prevalere anzitempo di considerazioni caritatevoli, sociali e umanitarie sull'applicazione forzata del diritto e della legge, onde evitare ciò che si sarebbe potuto e dovuto prevedere, e cioè lo scatenamento della fredda spietatezza dell'esecutore materiale che disprezzando anche le norme del credo cristiano, scaccia l'altro essere umano come se fosse una bestia (e pure alle bestie oggi si garantisce il rispetto dovuto!) lo spossessa della propria abitazione, anche se essa è miserabile perché di fortuna, anche se è una topaia, anche se è una misera tana, e così facendo, nel più barbaro dei modi, gli distrugge l'esistenza.

Caro Signor Sindaco Dott. Paolo Perrone,
come comune e semplice cittadino comprendo il ruolo dell'Istituzione, prima tra tutti il Comune di Lecce.
Ma considero e ritengo che anche l'Istituzione possa e debba operare per garantire comunque il rispetto della dignità del cittadino e dell'essere umano, come è dovuto finanche nel nostro Paese verso i condannati e i carcerati, mentre persino in quei paesi cosiddetti "civili" ove è applicata la pena di morte, al momento dell'esecuzione capitale si è tenuti per legge ad adoperarsi per un trattamento civile ed assolutamente a non agire con crudeltà sul condannato.

Per questo, pur scusandomi per il tono esacerbato e l'asprezza delle mie parole di condanna, riaffermo la mia netta e ferma contrarietà verso quanto accaduto, e colgo con sollievo l'annuncio che Lei mi dà della ricerca da parte delle Istituzioni competenti delle migliori e più vivibili condizioni per risarcire del diritto all'esistenza quei poveri Cittadini extracomunitari che vivono pacificamente a Lecce, perché essi, e soprattutto i loro figli, non debbano avere in odio la nostra Città e la nostra Nazione.

Con ossequio.

Beniamino Piemontese

Lecce, 3 luglio 2012

 

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20 giugno 2012

LEGALITÀ VS UMANITÀ

 

PROTESTA

Al Signor Sindaco di Lecce

A S. E. Arcivescovo Metropolita di Lecce

Protesta di un cittadino italiano contro lo sfratto brutalmente eseguito oggi di cittadini extracomunitari dalle proprie abitazioni allocate presso i tuguri fatiscenti già appartenenti al defunto sig. Lanzalonga, detto Mara, ed ora di proprietà delle Suore Benedettine del Monastero di S. Giovanni Evangelista di Lecce.

 

Oggi, mercoledì 20 giugno 2012, erano schierate contro i più deboli ed un falso nemico le forze dell'ordine in Vico delle Giravolte a Lecce.

La forza pubblica non avrebbe dovuto schierarsi dalla parte del proprietario contro i poveri affittuari!

La forza pubblica avrebbe dovuto garantire il rispetto della legge e tutelare la parte debole e non il proprietario che ha ottenuto che proprio essa intervenisse per difendere gli interessi del più forte, di chi ha chiesto ed ottenuto lo sgombero forzato degli indifesi.

I cittadini extracomunitari sono stati sempre sfruttati nel loro soggiorno a Lecce: anche e soprattutto dal loro proprietario di casa che senza ritegno li ha lasciati vivere per molto tempo in case luride fatiscenti incivili ed indegne di qualsiasi essere umano, bianco, nero o mulatto, e che poi ha voluto cacciarli fuori per ritornare in possesso di quegli immobili che sul piano economico hanno un enorme valore, dato che sono ubicati nel cuore del Centro storico di Lecce.

Nessuno ha avuto clemenza verso i cittadini extracomunitari né alcuna pietà verso queste persone indifese ed indigenti, che, prima alloggiati a pagamento (e sfruttati) dal precedente proprietario che era padrone della loro casa e teneva in pugno la loro vita, ora hanno subito un trattamento ancora più crudele e disumano dal nuovo proprietario e sono stati sbattuti fuori dal loro unico rifugio per volontà addirittura di un ente religioso cattolico, che si è coperto le spalle con la legge e la forza pubblica dello Stato italiano.

Vergogna!

Come cristiano e cattolico, prima ancora che come cittadino italiano, mi sento colpito, mortificato e offeso per il trattamento inumano e crudele che lo Stato, la legge e la forza pubblica hanno permesso che venisse messo in atto per garantire e tutelare il vergognoso e miserabile diritto del più forte, che paradossalmente è un ente religioso cattolico.

Vergogna!

Nei giorni in cui tutta la stampa e l'opinione pubblica non solo locale, italiana, ma internazionale, guardano alla terribile tragedia avvenuta nel Canale d'Otranto con la morte di tanti cittadini extracomunitari periti nel naufragio della imbarcazione con cui cercavano la salvezza ed una nuova vita come migranti, e proprio quando lo Stato italiano, come le istituzioni europee e mondiali, si stanno interrogando sui modi in cui affrontare i problemi dell'immigrazione, che sono a livello planetario, e per evitare ancora tragedie tanto grandi come quelle che si ripetono ormai da decenni soprattutto sulle coste italiane, ecco che da noi, nella nostra civilissima città di Lecce, con una grande storia di accoglienza e di solidarietà ai popoli migranti, ecco che tanto dolorosamente, e pure tanto miserabilmente e vergognosamente per chi se ne è reso responsabile, vengono sbattuti fuori dalle proprie abitazioni di fortuna, sotto il controllo della forza pubblica, i più poveri tra i poveri: i cittadini extracomunitari e le loro famiglie, e del loro poverissimo mobilio è fatto scempio come per rimarcare che essi non sono proprietari di nulla, né delle proprie vite, né delle loro cose.

In questo modo si è affermato con i modi efferati della più brutale ingiustizia, che i cittadini extracomunitari che vivevano nelle loro abitazioni negli immobili fatiscenti di proprietà già di Mara ed oggi di proprietà delle Benedettine di Lecce, dopo essere stati sfruttati da tutti i proprietari, oggi sono stati sbattuti fuori senza pietà cristiana per dare una squallida dimostrazione che non hanno diritto a niente, nemmeno ai loro oggetti personali, trattandoli come se non fossero nemmeno degli esseri umani.

A completamento della violenza subita mancava solo che gli fossero strappati e buttati via i vestiti che avevano indosso.

Vergogna!

Beniamino Piemontese

Lecce, 20 giugno 2012

 

 

Seconda lettera al Sindaco di Lecce

Ill.mo Signor Sindaco Dott. Paolo Perrone,

attendevo una Sua risposta alla mia lettera di protesta indizzataLe lo scorso 20 giugno, ma finora non ho ricevuto ancora nulla, e questo mi dispiace, perché ritengo che il cittadino deve avere risposte da chi amministra la cosa pubblica, specialmente su questioni tanto gravi e delicate che toccano la coscienza morale, non solo civile.

La prego di credermi: a me, che sono un semplicissimo cittadino della nostra Lecce e della nostra Italia, duole tantissimo essere stato costretto ad esternare e dare voce per iscritto al proprio raccapriccio per quanto è accaduto nei giorni scorsi nel centro storico, a causa dello sfratto dei cittadini extracomunitari dalle loro abitazioni.

Dio ha voluto che a dare conforto ai miei tormenti di cittadino e di credente sia intervenuta un'alta autorità spirituale e morale, che con le sue parole ha nutrito la mia speranza di verità e giustizia, ha illuminato la mia anima e nutrito la mia coscienza, troppo avvilita per poter sopportare l'ingiustizia patita da tante persone, e per quanto aveva dovuto vedere.

Sì, è vero, nella tragica vicenda accaduta nella nostra civilissima Lecce, si tratta di abitazioni fatiscenti, miserabili. Ma sempre abitazioni, intese come unico rifugio contro l'assoluto abbandono e l'intollerabile marginalizzazione dal consorzio civile a cui sono costrette queste poverissime persone con i loro poverissimi gruppi famigliari.

Per anni, anzi per decenni si è tanto parlato (e sentito parlare) di integrazione, convivenza, multi-culturalità, ed invece eccola davanti agli occhi di ciascuno di noi la vera, inquietante, indegna ed incivile realtà delle cose: un ghetto fatto di miseria nel pieno centro di Lecce, anzi dico meglio, nel cuore di Lecce.

Ancora oggi, nel 2012 siamo tornati a vedere un vero e proprio ghetto, come quello in cui i maledetti nazisti concentravano e richiudevano gli Ebrei.

Ma che dico, un ghetto! Molto peggio, la persistenza di un vero e proprio campo di concentramento in cui uno squallido personaggio ormai defunto, che non voglio nemmeno nominare, faceva commercio carnale e lucrava sullo sfruttamento sessuale di sé e di reietti a lui assoggettati, che teneva assembrati come bestie in centinaia di raccapriccianti tuguri come quelli che abbiamo visto venire alla luce della ribalta in questi giorni tristissimi.

Credevo che una realtà pestilenziale come quella sarebbe rimasta relegata nell'oblio quei tempi ormai remoti, risalenti al alcune decine di anni fa, in cui tutti in città sapevano e tutti riferivano l'un con l'altro, al bar, in piazza, forse anche in sagrestia, le sconcezze che avvenivano alla luce del sole, lungo le strade e i vicoli e le corti della pur nobile Lecce.

Credevo che sarebbe rimasta un'altra Lecce... la Lecce relegata nell'indicibile trapassato remoto di un periodo che si poteva credere ormai morto e sepolto, ed invece ecco ridestarsi come un incubo dalla tomba lo sporco unto e bisunto per colpa delle scelleratissime, aberranti e riprovevoli performance di un individuo non definibile altrimenti che un abietto, e della sua corte dei miracoli di prostitute e travestiti messi in vendita per appagare le ancora più miserabili voglie luride e schifose di miserabilissime persone, magari solo in apparenza delle "persone normali" ma dalla doppia vita, dedite ad usufruire a pagamento delle inimmaginabili prestazioni di questo branco di esseri umani, divenuti dei rifiuti dell'umanità finiti nelle mani di un vero diavolo.

Quanto è avvenuto ed avviene in questi giorni mi ha turbato e mi turba moltissimo, ma se non avessi ricevuto l'alto conforto spirituale e morale che mi è pervenuto come una grazia, mi sarei caricato ancora di più di tensione e di rancore.

Mi è dispiaciuto profondamente apprendere dalla televisione, alle ore 14.42 dello scorso 20 giugno, delle modalità brutali della cacciata dei poveri cittadini extracomunitari dai loro ricoveri di fortuna, da quelle orribili case in cui il precedente proprietario -che non voglio nemmeno nominare- li aveva asserragliati come bestie.

Mi dispiace moltissimo che le Suore Benedettine siano coinvolte in questa tristissima e squallida vicenda.

Esse hanno scelto la strada della legalità piuttosto che quella dell'umanità, e magari avrebbero potuto sin dal principio percorrere le due strade insieme, parallelamente.

Se con una mano toglievano, con l'altra avrebbero potuto predisporsi a dare, magari facendolo in anticipo.

Ho riflettuto molto in questi giorni, e non voglio ergermi a giudice.

Quanto ho detto nella disperazione e nel dolore più lancinanti non voglio rimangiarmelo, né lo posso rinnegare.

Con l'aiuto morale e spirituale che ho ricevuto, e la mia riflessione si è approfondita ed ora vedo le cose in una luce nuova, che è quella che mi fa dire che tutta la mia condanna, la più ferma ed incrollabile, è rivolta verso gli esecutori materiali dello sfratto, che hanno trasformato una questione di legalità in un atto brutale e disumano, agendo crudamente e crudelmente verso persone inermi.

Lo spiegamento degli uomini e dei mezzi, ed il comportamento posto in essere -evidenziato dalle riprese giornalistiche televisive- è stato indegno di esseri umani, e soprattutto di una città e di un paese civile che non può tornare ad azioni paragonali a quelle di un tristissimo e buio passato, ai rastrellamenti nazi-fascisti contro gli Ebrei e le minoranze innocenti.

Se non avessi reagito apertamente con le mie parole di condanna e di dispiacere, non sarei stato l'uomo che mia Madre e mio Padre, e la mia tenerissima Nonna, hanno cresciuto al loro petto con le loro carezze, con gli sguardi amorevoli e le tenere parole, inculcando al loro amato bambino (che oggi è cresciuto senza ancora arrivare alla piena maturità) come a tutti gli altri fratelli ed alla sorellina, l'amore ed il rispetto per il prossimo, nel credo di Nostro Signore Iddio che ci ha generati.

Nel mio cuore, al profondo dolore e la fortissima commiserazione per i cittadini extracomunitari e per le loro famiglie, unisco il mio sincero dolore profondo e il mio fortissimo dispiacere per le Suore Benedettine di Lecce che tanto stimo e rispetto come Ente Religioso, che vedo coinvolte loro malgrado nella dolorosa vicenda, ma ribadisco di aver agito unicamente secondo la mia morale, il mio spirito civico ed il mio credo religioso.

In fede.

Beniamino Piemontese

Lecce, 23 giugno 2012

 

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Video:

GIRAVOLTE

TELERAMANEWS

 

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5 aprile 2012

NO ALLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE NEI NOSTRI MARI

FRONTE MARE 18 agosto 2011 - Beniamino Piemontese espone a San Cataldo (Le) lo striscione: "No alle estrazioni petrolifere nei nostri mari"

FRONTE MARE

18 agosto 2011 - Beniamino Piemontese espone a San Cataldo (Le) lo striscione: "No alle estrazioni petrolifere nei nostri mari"

 

Abbiamo vissuto un'estate di lotta in difesa dei nostri mari dall'incombente pericolo della concessione ministeriale alla ricerca e all'estrazione petrolifera lungo le nostre coste.

Arriva ora un'importantissima e significativa decisione dell'Amministrazione Comunale di Lecce che con decisione unanime della Giunta nega l'autorizzazione ad ogni possibile attività estrattiva.

Alleluia!

Beniamino Piemontese - Messapi.info

 

Articolo:

Trivellazioni in mare, il Comune di Lecce ha detto "no"

LECCE - Il Comune di Lecce dice no alla richiesta di avviare trivellazioni per la ricerca di idrocarburi sul litorale leccese. La giunta comunale, presieduta dal sindaco Paolo Perrone, all’unanimità ha espresso parere negativo alla compatibilità ambientale per l’intervento relativo al permesso di prospezione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare denominato "d2 F.P - PG" proposto dalla Società inglese Petroleum Geo - Services Pte. Ltd.

di Ines De Marco

Fonte:

 

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11 aprile 2012

VIVA GLI ULIVI!

Alle ore 18 di lunedì 16 aprile, all’Hotel Tiziano di Lecce, si terrà un incontro pubblico organizzato con il patrocinio di Provincia e Comune di Lecce, aperto alla partecipazione di associazioni, pro loco e cittadini per la presentazione ufficiale del progetto del "Parco degli Ulivi" che, come viene riportato sulla stampa, è stato ideato dall’associazione "I Custodi di Olivinopoli".

Mi chiedo se, per correttezza, all'incontro siano stati almeno invitati i firmatari dell'appello  "Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto", una petizione con l'adesione di centinaia di cittadini e rappresentanti del mondo dell'associazionismo che fu indirizzata all'Anas e alle autorità.

Purtroppo mi risulta di no.

Debbo dire che mi fa piacere che si proceda in modo tanto positivo per la nascita di un parco degli ulivi; capisco anche che l'incontro che è stato convocato sia aperto al pubblico, magari però i promotori dell'incontro avrebbero potuto non dimenticarsi dei sostenitori e dei firmatari dell'appello e della petizione, senza i quali gli ulivi oggi forse non esisterebbero più.

Comunque sia, viva gli ulivi!

Beniamino Piemontese

 

Articolo:

Il sogno del Parco degli Olivi Salvati: la rinascita verde è possibile

Hanno rischiato di diventare legna da ardere, oggi sono l’emblema della rinascita possibile, domani potranno tornare ad essere protagonisti del paesaggio e dell’economia del Salento: non è solo un sogno il Parco degli olivi salvati, è un progetto che sta prendendo forma sulla scia della mobilitazione popolare seguita all’annuncio dell’abbattimento di oltre ottomila ulivi per consentire il raddoppio della statale Maglie-Otranto.

di Valeria Nicoletti

 

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APPELLO

SALVIAMO GLI ULIVI SECOLARI DELLA TERRA

da:  Beniamino Piemontese beniaminopiemontese@gmail.com
a:  segreteria.presidente@regione.puglia.it>,
 presidenza@provincia.le.it,
 841148@stradeanas.it
cc:  redazione@quisalento.it
data:  11 marzo 2012 10:23
oggetto:  SALVIAMO GLI ULIVI SECOLARI DELLA TERRA - Adesione alla petizione pubblica:Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto
proveniente da:  beniaminopiemontese@gmail.com

Alla c. a. di:
Presidente della Regione Puglia
Presidente della Provincia di Lecce
Presidente dell'Anas

e p. c. a:
Redazione di quiSalento


SALVIAMO GLI ULIVI SECOLARI DELLA TERRA

Adesione alla petizione pubblica:
Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto



Messapi.info aderisce e sottoscrive la petizione pubblica lanciata da Angelo Amato, presidente dell’associazione "I custodi di Olivinopoli", Roberto Guido, direttore quiSalento e Danilo Lupo, direttore Telerama News in difesa della sopravvivenza di centinaia di Ulivi Secolari del Salento.

In fede

Beniamino Piemontese

(autore di Messapi.info)

http://www.messapi.info/ appelli.htm

 

La petizione:

Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto

Almeno ottomila ulivi del Salento, di cui alcune centinaia secolari, saranno sradicati per far posto alla strada a quattro corsie tra Maglie e Otranto. Pur prendendo atto della dichiarata correttezza delle procedure fin qui seguite per realizzare il raddoppio della strada statale, non possiamo non rilevare come tale intervento alteri in maniera irrimediabile il paesaggio dell'entroterra di Otranto.

Anche per questo chiediamo di salvare tutti gli ottomila ulivi che si prevede di espiantare lungo il tracciato riposizionandoli nello stesso territorio a cui finora hanno dato beneficio con i loro frutti e con le loro chiome. Convinti come siamo che la creazione di nuove infrastrutture debba essere compatibile con la tutela dell’ambiente.

Chiediamo alle autorità locali e regionali di adoperarsi per garantire che le procedure per la realizzazione della strada assicurino la più piena tutela degli ulivi con il loro immediato reimpianto nel Salento, per non compromettere le opportunità di sviluppo sostenibile del territorio, evitando uno scellerato consumo delle preziose risorse ambientali che la storia ci ha consegnato.

Invitiamo pertanto, come espressione della volontà popolare, a sottoscrivere questo appello sul sito petizionepubblica.it e inviando una mail firmata con questo testo a:

segreteria.presidente@regione.puglia.it

presidenza@provincia.le.it

841148@stradeanas.it

 

PRIMI FIRMATARI:

Angelo Amato, presidente dell’associazione "I custodi di Olivinopoli"

Roberto Guido, direttore quiSalento

Danilo Lupo, direttore Telerama News

Lecce 10 marzo 2012

 

FIRMA LA PETIZIONE

LEGGI L'INCHIESTA DI QUISALENTO

Ecco lo scempio degli ulivi sulla Maglie-Otranto

 

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CARTEGGIO

1

LETTERA DELL'ANAS

da:  ANAS - 841148 <841148@stradeanas.it
a:  beniaminopiemontese@gmail.com
data:  12 marzo 2012 11:46
oggetto:  Sospensione pratica
proveniente da:  stradeanas.it

Gentile Sig. Beniamino Piemontese,

in riferimento alla Sua pratica numero 227350 con oggetto SALVIAMO GLI ULIVI SECOLARI DELLA TERRA - Adesione alla petizione pubblica:Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto

Le comunichiamo che la stessa è stata inoltrata all'Ufficio competente: Area Tecnica Settore Nuove Costruzioni del Compartimento della Viabilità per la Puglia sede Lecce.
 
La ringraziamo per aver contattato L’Ufficio Relazioni con il Pubblico di ANAS S.p.A.
Restiamo a Sua disposizione per ogni futura richiesta.

Per migliorare il servizio può compilare il questionario di soddisfazione presente sul nostro sito ‘http://www.stradeanas. it/’ alla voce ‘RELAZIONI CON IL PUBBLICO’ , ‘Ufficio relazioni con il pubblico’.


ANAS S.p.A.
841.148
Ufficio Relazioni
con il Pubblico

 

2

LETTERA DELL'ANAS

da:  ANAS - 841148 <841148@stradeanas.it>
a:  beniaminopiemontese@gmail.com
data:  19 marzo 2012 20:09
oggetto:  Risposta pratica URP
proveniente da:  stradeanas.it

Gentile Sig. Beniamino Piemontese

Oggetto: SALVIAMO GLI ULIVI SECOLARI DELLA TERRA - Adesione alla petizione pubblica:Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto

In merito alla Sua segnalazione con numero 227350

Le comunichiamo che nel ringraziarLa per il Suo cortese interessamento alla vicenda degli ulivi presenti lungo il tracciato della strada statale 16  Adriatica , tronco Maglie-Otranto, La informiamo che il progetto esecutivo - redatto recependo tutte le indicazioni degli Enti locali interessati - prevede l'espianto e il reimpianto di 8.293 alberi, dei quali 268 monumentali. Per questi ultimi, censiti e dichiarati monumentali ai sensi della L.R. 14/2007, si prevede il ricollocamento lungo la variante di Palmariggi (LE), in aree prossime alla localizzazione originaria.

Per la maggior parte degli altri 8.025 ulivi da espiantare sono state già determinate le aree disponibili al reimpianto, mentre per la parte residuale è in corso l'individuazione delle aree, in collaborazione con i Comuni e la Provincia. La scelta delle aree sarà comunque soggetta all'approvazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

L'Anas intende restituire alla collettività un bene che è della collettività, attraverso l'individuazione di aree messe a disposizione dalle Amministrazioni Comunali e Provinciali, fruibili da tutti i cittadini.

Ci auguriamo che questa scelta sia da Lei condivisa.

La ringraziamo per aver contattato L’Ufficio Relazioni con il Pubblico di ANAS S.p.A.
Restiamo a Sua disposizione per ogni futura richiesta.

Per migliorare il servizio può compilare il questionario di soddisfazione presente sul nostro sito "http://www.stradeanas.it "  alla voce ‘RELAZIONI CON IL PUBBLICO’ , ‘Ufficio relazioni con il pubblico’.

ANAS S.p.A.
841.148
Ufficio Relazioni con il Pubblico

 

3

RISPOSTA DI BENIAMINO PIEMONTESE 

da:  Beniamino Piemontese   <beniaminopiemontese@gmail.com>
a:  ANAS - 841148 <841148@stradeanas.it>
data:  19 marzo 2012 20:52
oggetto:  Re: Risposta pratica URP
proveniente da:  beniaminopiemontese@gmail.com

Alla c. a. del Dirigente dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico ANAS S.p.A.

Gentile Signor Dirigente,
nel ringraziarLa per l'attenzione riposta dal Suo Ufficio nei riguardi della mia lettera, e per la sollecita premura con la quale il Suo Ufficio mi ha risposto, Le assicuro che quanto espostomi nella comunicazione giuntami da parte del suo Ufficio sarà oggetto di una mia approfondita valutazione.
Posso comunque dirLe subito che, ad una mia prima lettura, quanto dettomi dal Suo Ufficio mi sembra assai confortante.

Cordiali saluti.

Beniamino Piemontese

Lecce

4

LETTERA DI QUISALENTO

da:  quiSalento redazione <redazione@quisalento.it>
a:  Beniamino Piemontese   <beniaminopiemontese@gmail.com>
data:  20 marzo 2012 08:44
oggetto:  SARANNO SALVATI GLI ULIVI DELLA MAGLIE-OTRANTO

Saranno salvati
gli ulivi della Maglie-Otranto



Amici di quiSalento, questa volta c’è una buona notizia:

saranno salvati tutti gli ulivi che rischiavano di essere abbattuti per il previsto raddoppio della strada Maglie-Otranto.

L’Anas, con una comunicazione ufficiale inviata ai firmatari della petizione, ha assunto ufficialmente l’impegno di reimpiantare tutti gli 8.293 alberi di cui 268 monumentali.

Per sapere qual è la situazione leggete il servizio sul sito di quiSalento (http://www.quisalento.it/ salento-news/ambiente/14607- saranno-salvati-tutti-gli- ulivi-della-maglie-otranto. html).

Questo è il risultato della petizione sottoscritta da oltre duemila cittadini, per iniziativa di Angelo Amato, presidente dell’associazione "I custodi di Olivinopoli", Roberto Guido, direttore quiSalento, e Danilo Lupo, direttore Telerama News

> GUARDA LE 2000 FIRME RACCOLTE SUL SITO DI petizionepubblica.it (http://www.petizionepubblica. it/PeticaoVer.aspx?pi= P2012N21915)

Lecce 20 marzo 2012

quiSalento

 

5

LETTERA DI BENIAMINO PIEMONTESE 

da:  Beniamino Piemontese beniaminopiemontese@gmail.com
a:  redazione@quisalento.it,
 841148@stradeanas.it,
 presidenza@provincia.le.it,
 segreteria.presidente@regione.puglia.it
data:  22 marzo 2012 00:03
oggetto:  Re: SARANNO SALVATI GLI ULIVI DELLA MAGLIE-OTRANTO
proveniente da:  beniaminopiemontese@gmail.com
 
Alla c. a. di:
Presidente della Regione Puglia
Presidente della Provincia di Lecce
Presidente dell'Anas

Direzione del mensile QuiSalento

Mittente:
Sig. Beniamino Piemontese
(autore di Messapi.info)

Oggetto:
Petizione pubblica:

Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto


Pubblicazione del carteggio sul sito Messapi.info

www.messapi.info/appelli.htm

 

La petizione:

Salviamo gli ulivi della Maglie-Otranto

CARTEGGIO

 http://www.messapi.info/ appelli.htm

 

6

RISPOSTA DELL'ANAS

da:  ANAS - 841148 <841148@stradeanas.it>
a:  beniaminopiemontese@gmail.com
data:  22 marzo 2012 11:26
oggetto:  Risposta pratica URP
proveniente da:  stradeanas.it

Gentile Sig. Beniamino Piemontese

Oggetto: Re: SARANNO SALVATI GLI ULIVI DELLA MAGLIE-OTRANTO

In merito alla Sua segnalazione con numero 229297


Le comunichiamo che abbiamo trasmesso la Sua comunicazione alla Segreteria dell'Amministratore Unico Anas SpA

La ringraziamo per aver contattato L’Ufficio Relazioni con il Pubblico di ANAS S.p.A.
Restiamo a Sua disposizione per ogni futura richiesta.

Per migliorare il servizio può compilare il questionario di soddisfazione presente sul nostro sito "http://www.stradeanas.it "  alla voce ‘RELAZIONI CON IL PUBBLICO’ , ‘Ufficio relazioni con il pubblico’.

ANAS S.p.A.
841.148
Ufficio Relazioni con il Pubblico

 

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APPELLO

RESTITUITE LA CORONA DELLA MADONNA INCORONATA!

 

La Madre di Dio Incoronata di Foggia (foto: la Repubblica.it)

La Madre di Dio Incoronata di Foggia

 

Il sito web del Santuario Madonna Incoronata di Foggia

http://www.santuarioincoronata.it/

 

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10 gennaio 2012

Articolo:

Foggia, l'Incoronata è senza corona
Solo promesse dopo il furto al Santuario

Sul capo della Vergine è stato posto un diadema di latta
Tre mesi fa i ladri fecero irruzione nella struttura

FOGGIA - Nonostante le promesse giunte da più parti e gli interessamenti annunciati da quasi tre mesi la Madonna dell’Incoronata è senza corona d’oro, rubata il 12 ottobre scorso. Da allora sul capo della Vergine è stato posto solo un diadema in latta. Ma questo non sembra essere un problema per il rettore del santuario, don Felice Bruno, né tanto meno per i tantissimi fedeli che, ogni giorno, giungono da ogni parte d’Italia per pregare sotto la sua statua.

«A noi - spiega don Felice - non interessa lo sfarzo e l’oro. Anche per questo subito dopo il furto non abbiamo voluto cavalcare l’onda emotiva facendo raccolte di denaro. Anche con quella corona di latta sulla testa resta sempre la nostra Madonna». Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre qualcuno è entrato nel santuario, forzando la grata di una finestra. Una volta all’interno della chiesa i ladri si sono diretti dietro l’altare dove si trova la teca che contiene la statua della Madonna nera, rubando la corona e altri monili in oro. (...)

Luca Pernice

Fonte:

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO.it

 

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IL FURTO SACRILEGO

13 ottobre 2011

SACCHEGGIATO IL SANTUARIO DELLA MADONNA INCORONATA A FOGGIA

Nella foto: la teca distrutta che custodisce le statue della Madonna Incoronata e del Bambino Gesù (fonte: il Quotidiano Italiano.it)

Nella foto: la teca distrutta che custodisce le statue della Madonna Incoronata e del Bambino Gesù

 

Dichiarazione del Sindaco di Foggia Ing. Gianni Mongelli

Furto Incoronata, Mongelli: "Offesa l’intera comunità foggiana". L’Amministrazione comunale esprime solidarietà alla comunità orionina

"Il furto sacrilego perpetrato nel Santuario dell’Incoronata offende l’intera comunità foggiana e quella ancor più grande dei fedeli che a milioni si raccolgono in preghiera in questo luogo sacro". Il sindaco, Gianni Mongelli, esprime la solidarietà e la vicinanza dell’intera Amministrazione comunale al neo rettore della basilica, don Felice Bruno, ed alla comunità orionina "sicuro di esprimere i sentimenti di una città già prostrata da mille difficoltà ed alle prese con una complessa situazione sociale". "Confido nella competente attività di magistratura e forze dell’ordine, affinché sia presto recuperato questo prezioso simbolo sacro - conclude Mongelli - il cui valore è di ben altra natura e di gran lunga superiore di quello che ha mosso la mano dell’ignoto ladro".

Fonte:

Sito istituzionale del Comune di Foggia

 

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LA NOTIZIA SULLA STAMPA E SUL WEB

Foggia, la Madonna dell’Incoronata non ha più la corona: rubata nella notte

IL QUOTIDIANO ITALIANO - FOGGIA

 

Depredato il santuario dell'Incoronata
Rubata la corona d'oro della Madonna

Video

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - FOGGIA

 

Furto nella notte nel santuario di Foggia

LA REPUBBLICA - BARI

 

Rubata a Foggia la corona d'oro della Madonna Incoronata (video)

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

 

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SOLIDARIETÀ

Provo una grande pena per il barbaro e scelleratissimo gesto sacrilego, criminale e vandalico, perpetrato ora ai danni del Santuario della Madre di Dio Incoronata di Foggia.

Beniamino Piemontese - Messapi.info

Lecce, 16 ottobre 2011

 

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25 dicembre 2011

APPELLO DI UNA MADRE

Lettera aperta al ministro Fornero
di Graziella Marota

Ill.mo Ministro Fornero
oggi è Natale e in questo giorno così gioioso per tutti ho deciso di scriverLe perché per me è un giorno di grande dolore. Mi presento: mi chiamo Graziella Marota, abito a Porto Sant’Elpidio (FM) e ho 58 anni. Il 6 Dicembre del 1982 ho dato alla luce un bambino bellissimo, Andrea e da quel giorno ho dedicato tutta la mia vita a mio figlio, come fanno tutte le mamme del mondo perché un figlio è il bene più prezioso per ogni donna. Andrea, con il passare degli anni, cresceva e con tutto il mio amore e la mia protezione è diventato un bel ragazzo: il mio orgoglio,la mia gioia, la mia felicità. Ora vorrei che leggesse questa lettera poi Le spiegherò il motivo per cui Le scrivo:



Caro Andrea,
sono già passati più di 5 anni da quel giorno orribile, quel giorno che mi ha cambiato definitivamente la vita, privandomi di tutto.
Te l’avevo promesso e mi sono battuta affinché il tuo ricordo non svanisse nel giro di pochi mesi. Televisione, giornali, interviste, ho fatto più di quanto potessi immaginare, ma il dolore è stabile, anzi, più passa il tempo e più mi lacera il cuore. Il suono della chitarra, la tromba, le tue risate, i tuoi abbracci, i tuoi baci, tutto manca dentro casa; ora regna il silenzio più assoluto. Eri un figlio perfetto, Andrea, fin troppo buono, rispettoso, allegro, onesto e pieno di vitalità; amavi la vita più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma essa ti è stata strappata brutalmente in un giorno d’inizio d’estate ed io non riesco a capacitarmene, non sono in grado di capire perché tu, un ragazzo così dedito al lavoro, hai dovuto chiudere i tuoi splendidi occhi in una fabbrica. Non ha senso morire a ventitré anni, tanto più mentre si sta lavorando. Tutto ciò è capitato a te, figlio mio,io non mi darò mai pace e continuerò a tenere vivo il tuo ricordo, perché rimarrai sempre come tutti ti ricordiamo; ora sei un angelo, ma lo eri anche prima, un angelo che viveva aiutando gli altri, sempre pronto a dare una mano in qualsiasi situazione.

Nel corso della tua vita mi hai teso la mano infinite volte, al punto che tra noi c’era e c’è tuttora, un legame speciale, più forte di quello che si instaura, fin dalla nascita, fra mamma e figlio: il nostro era anche un rapporto d’amicizia che si era andato a creare superando i vari ostacoli che la vita ci ha messo di fronte. Insieme abbiamo affrontato gioie e dispiaceri, ma ora che tu non ci sei più, mi sembra di affogare in questo mare di dolore che la tua morte ha creato. Ora la nostra famiglia sembra vuota, tutti cerchiamo di farci forza l’un con l’altro, ma il fatto è che ci manchi troppo, la tua era una figura essenziale, infatti, come un albero ha bisogno di svariati elementi per vivere, così a noi è stato tolto l’ossigeno, l’acqua e anche se la pianta è una quercia secolare, piano piano appassisce come un piccolo germoglio.

Sembrava che quel tanto atteso momento di serenità fosse arrivato, che finalmente avrei vissuto una vita tranquilla e felice, ma non potevo immaginare ciò che stavo per vivere: la perdita di un figlio, la cosa più orribile e straziante al mondo. Una volta accaduta la tragedia, non riuscivo a rendermi completamente conto di quello che stavo passando, ma, ora, a distanza di tempo, lo capisco eccome; ed è questa la cosa più brutta: realizzare quanto è accaduto.

Vorrei dirti molte altre cose, amore mio, ma non basterebbe tutta una vita per scriverle; mi limito a ripetere una cosa che tu, da lassù, avrai ascoltato ed ascolterai tantissime volte:
ti voglio un bene dell’anima, angelo mio.

 

Ora Ministro comprenderà la ragione di questo mio scritto. Ogni anno muoiono circa 1200 lavoratori per la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e ci sono circa un milione di infortuni più o meno gravi. E’ inconcepibile e inaccettabile che in un paese "civile" succedano ancora questi "omicidi"  per risparmiare sulla sicurezza mettendo a repentaglio la vita dei lavoratori. I lavoratori, Caro Ministro, sono esseri umani e non macchine di produzione, hanno la loro vita, i loro affetti e il sacrosanto diritto di uscire la mattina per andare a lavorare e avere la certezza di tornare la sera con le proprie gambe e non dentro una bara come è successo al mio Andrea che era appena sbocciato alla vita aveva solo 23 anni ed è morto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica priva di sistemi di sicurezza all’Asoplast di Ortezzano (FM) per 900 euro al mese come precario.

Faceva parte di quella grande schiera di italiani che oggi sono chiamati a fare numerosi sacrifici, non crede che sia giunto il momento di prendere seriamente in considerazione questa grande piaga del nostro paese? Cosa  facciamo? Aspettiamo inesorabilmente che le statistiche fatte ogni anno si avverino? Ogni sette ore muore un lavoratore e Lei, Ministro, cosa farà affinchè tutto ciò non avvenga più?

La ringrazio per l’attenzione che vorrà prestare a questo scritto e non dimentichi che chi Le scrive è una mamma rimasta orfana del proprio figlio e distrutta dal dolore sia nello spirito che nel fisico.

Faccia qualcosa altrimenti ogni giorno 4 famiglie continueranno ad essere distrutte!!

La saluto cordialmente e aspetto quanto prima una Sua risposta.

Graziella Marota

Articolo21.info

 

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SOLIDARIETÀ

Esprimo sommessamente la mia solidarietà alla Signora Marota e -come cittadino italiano- aspetto anch'io di conoscere la risposta del Ministro.

Beniamino Piemontese - Messapi.info

 

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APPELLO

NON CHIAMATELE PIÙ MORTI BIANCHE

 

ARTICOLO 21

Vorremmo rivolgere un appello al mondo dell'informazione: non chiamate più le morti sul lavoro con il termine "morti bianche" e "tragiche fatalità". Sono due termini che ci offendono, e offendono in particolar modo i familiari e la memoria dei morti sul lavoro. Queste morti non sono mai dovute al fato o al destino cieco e beffardo, ma perché, in molti luoghi di lavoro, non vengono rispettate neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Queste non sono "morti bianche", quasi fossero candide, immacolate, innocenti, ma sono morti sporche, anzi sporchissime!!! In queste morti c'é sempre un responsabile, a volte più di uno. E' anche partendo dal linguaggio che si combatte una battaglia di prevenzione e per la sicurezza. E chiediamo ai mezzi di comunicazione anche di tornare ad accendere i riflettori su questo bollettino di guerra quotidiano. Affinché il tragico contatore dei morti, degli infortunati, degli invalidi si possa finalmente arrestare.

PRIMI FIRMATARI: Marco Bazzoni, Stefano Corradino, Giuseppe Giulietti, Elisabetta Reguitti, Santo Della Volpe, Paolo Pacifici

Articolo21.info

 

 


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